Derrida e il desiderio di porre fine a ogni vita: la decostruzione, De Landa e la vivacità degli oggetti

Iveson, Richard (2014) Derrida e il desiderio di porre fine a ogni vita: la decostruzione, De Landa e la vivacità degli oggetti. Animot. L'altra filosofia, 1 1: 94-119.

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Author Iveson, Richard
Title Derrida e il desiderio di porre fine a ogni vita: la decostruzione, De Landa e la vivacità degli oggetti
Translated title Derrida and the desire to put an end to life: deconstruction, DeLanda and the vivacity of objects
Language of Title ita
Journal name Animot. L'altra filosofia
Translated journal name Animot: the other Philosophy
Language of Journal Name ita
eng
ISSN 2284-4090
ISBN 9788897010654
Publication date 2014-06
Sub-type Article (original research)
Open Access Status
Volume 1
Issue 1
Start page 94
End page 119
Total pages 26
Editor Leonardo Caffo
Valentina Sonzogni
Place of publication Frosinone, FR, Italy
Publisher Graphe.IT edizioni
Collection year 2015
Language eng
ita
Formatted abstract
In questo saggio analizzo l'importanza , mai tramontata, della nozione derridiana di trac- cia, sostenendo che un impegno nei riguardi di questo “quasi-concetto” obblighi necessariamente a porci un'ulteriore domanda sul perché Jacques Derrida un confine abissale tra “esseri viventi” e “cose non viventi” – una dicotomia che Manuel De Landa descrive come “sciovinismo biologico”. Mentre questo costituisce uno schema ancora più basico di quello che conferisce status ontologico eccezionale al solo animale umano, anche la nozione di traccia di Derrida decostruisce tale dominante zoocentrismo. Anche se Derrida si rifiuta coerentemente di affrontarne le implicazioni, sostengo qui che è solo decostruendo la dicotomia vivente-non vivente che la prassi decostruttiva materialista e postumanista diventa possibile, in modo particolare quella che afferma il potenziale di bodyings veramente radicali. Questo saggio inizia con l'esame di due recenti tentativi – uno negativo (Bernard Stiegler) e uno positivo (Martin Hägglund) – di mettere alla prova i limiti che Derrida attribuisce alla traccia, per poi passare a esa- minare in che modo una comprensione estesa della traccia si possa ricondurre ai recenti sviluppi del darwinismo filosofico e della biologia sintetica. In conclusione, leggendo. Derrida alla luce del recente lavoro di Manuel De Landa, sostengo che solo una rigorosa decostruzione dello sciovinismo biologico ci permette di comprendere come il materialismo meccanicistico di Darwin di fatto assicuri l'emergere di una storia non lineare, cioè di una storia di un mondo “completamente popolato” in cui ogni esistente è soggetto alla traccia, e quindi a ciò che Derrida definisce la modalità spettrale del “io non so”.
Q-Index Code C1
Q-Index Status Confirmed Code
Institutional Status UQ

Document type: Journal Article
Sub-type: Article (original research)
Collections: Official 2015 Collection
Official Audit
Centre for Critical and Cultural Studies Publications
 
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Created: Tue, 26 Aug 2014, 14:27:23 EST by Fergus Grealy on behalf of Centre for Critical and Cultural Studies